Fai qualcosa! by Fabio Geda

Fai qualcosa! by Fabio Geda

autore:Fabio Geda [Geda, Fabio]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 2021-04-28T12:00:00+00:00


8

Era partito tutto così bene

La madre di Zahira entra in camera con estratti di frutta e biscotti allo zenzero fatti da lei (cosa che annuncia orgogliosa) e io penso che una volta esisteva un mondo senza zenzero; mi pare di ricordarlo. Come consolazione prendo doppia razione di estratto. È pomeriggio tardi. Il sole è basso, il cielo giallognolo. I cartelloni staccati dalla mensa e arrotolati in un angolo, tra il letto e l’armadio, hanno un’aria logora e appassita.

«Almeno non ci hanno accusato di niente» dice Antonio, mordicchiando un biscotto.

«Non è una consolazione» risponde Anita. Ha la schiena contro le mie gambe, i suoi capelli mi cadono in grembo e li faccio scorrere tra le dita, mi piace la loro consistenza.

«Non voleva esserlo.»

«Era partito tutto così bene.»

«Secondo voi chi è stato?» chiede Luca.

«Gente della scuola, questo è sicuro…» dice Antonio. «Pare siano passati dal cortile e dalle finestre della cucina. Ha ragione il preside. Lo hanno fatto dopo aver visto noi.»

«“Ha ragione il preside” è una frase che non si può sentire» dico. «Non oggi.»

Virginia alza la mano. Mi cade l’occhio sulla camicetta – non so perché sono fissato con le sue camicette, ma tant’è.

«Virginia…» dice Zahira.

«Avete presente quelli di quarta B?»

«No.»

«Aspe’, di quarta B ne conosco uno» fa Antonio. «Gioca a calcio. Mi sta sul culo tantissimo.»

«Che c’entrano quelli della quarta B?» dice Luca.

Virginia risponde che niente, sono solo sensazioni quando si è avvicinata al loro tavolo in mensa. Insomma, non hanno detto né fatto nulla di particolare, ma la guardavano in un modo che, a detta sua, l’aveva messa in imbarazzo, come se la stessero prendendo in giro. Le chiedo in che modo la guardavano per farla sentire così e lei dice che non lo sa. Era una sensazione, ripete.

Dico: «Perché se ti hanno guardata male, faccelo sapere. Mando Luca a picchiarli».

Luca mi tira un cuscino e Anita mi dà dell’idiota, tutto bene.

«C’è quello che viene sempre a scuola in skate…» dice Antonio. «Lui è di quarta B.»

«E allora?» chiede Luca.

«Non so… pantaloni con i tasconi, skate…»

«Ma sei serio? Ma che c’entra? Solo perché uno ha lo skate deve avere una bomboletta di vernice nello zaino? Questo è un cliché degno della Rosati. E poi chi se ne va in giro con le bombolette magari fa pure cose belle, tipo Jorit o Pixel Pancho.»

«Chi è la Rosati?» chiede Zahira.

«La professoressa… quella della mensa, quella con il foulard.»

«Oh! Magari è stata lei» dico. «Pixel Rosati.»

Tutti ridono.

Il resto della settimana passiamo ogni intervallo a cercare di raccogliere altre firme per la petizione, ma ormai la nostra mobilitazione sta andando a catafascio. C’è chi è convinto che siamo stati noi a fare le scritte e ci batte sulla schiena facendoci i complimenti e suggerendoci cose che è meglio non ripetere. C’è chi ci evita. Ci sono i professori che consigliano di piantarla perché abbiamo già fatto abbastanza danni, altri invece dicono che gli dispiace, ma comunque ora non è il caso.

Ci impediscono persino di usare i nostri piatti a mensa, anche senza fare proselitismo.



scaricare



Disconoscimento:
Questo sito non memorizza alcun file sul suo server. Abbiamo solo indice e link                                                  contenuto fornito da altri siti. Contatta i fornitori di contenuti per rimuovere eventuali contenuti di copyright e inviaci un'email. Cancelleremo immediatamente i collegamenti o il contenuto pertinenti.